Pedalare in Italia

Questo blog racconta delle nostre avventure lungo le vie della carta ma non solo, la mia prima esperienza di ciclo- turismo in Italia. Dal confine con la Svizzera fino ad Ancona il percorso si snoda lungo percorsi che hanno lasciato un segno.

La prima parte di strada tra Como e Monza è stata una sorpresa in senso negativo. Senza un percorso definito abbiamo seguito strade secondarie per evitare il più possibile, il traffico pesante ma è stato quasi inutile. Una giornata con pioggia intensa tra capannoni industriali, aziende, semafori e strade piene di buche. Tentativo invano quello di cercare su Google Map una rete ciclabile che collega città, purtroppo dobbiamo dimenticare l’esperienza della Svizzera e Francia alle spalle dove pedalare è stato un sogno. Solo per il fatto che la rete ciclabile ti accompagna lungo il percorso suggerito lungo luoghi interessanti o non pericolosi per chi viaggia in bicicletta. Basterebbe poco, piccoli cartelli, adesivi e segni sull’asfalto che sono esclusivamente per chi è in bicicletta. Posizionati in modo da essere visibili agli occhi di chi vuole viaggiare lentamente e godersi il panorama o le bellezze di un paese sconosciuto. Certo ci siamo perse, specie nelle città, dove il percorso svanisce nel labirinto di strade e qui abbiamo dovuto contare solo sulla tecnologia del gps sul telefono per trovare una via d’uscita per continuare il viaggio.

Certo, in Italia ci sono le piste ciclabili ma sono solo per persone locali perché non ci sono indicazioni di nessun tipo e sono piccoli interventi che non aiutano i cittadini a pedalare in sicurezza ovunque. L’esempio più straordinario è stato il comune di Lodi

Pista ciclabile?

Probabilmente chiunque abbia progettato questo tratto non è mai andato in bicicletta e aveva a disposizione soldi da spendere. Questo è solo un esempio di come in Italia spesso si fanno cose senza chiedere agli esperti (in questo caso ciclisti) e senza imparare da chi ha più esperienza (altri paesi come Svizzera, Francia…escludendo Olanda che è anni luce avanti).

Al momento non vedo nessuna soluzione nel creare una rete ciclabile in Italia perché ogni Comune si organizza autonomamente e non c’è coordinamento tra regioni. Il ciclo-turista è diverso dal ciclista del fine settimana che indossa il completo sponsorizzato.  Con la bicicletta carica, il ciclo-turista pedala lentamente in cerca di percorsi panoramici o di interesse naturalistico o culturale e cerca prevalentemente di trovare percorsi senza traffico pesante. Altra caratteristica è la non familiarità delle strade che lo porta a consultare, quando possibile, gps o google map, e questo non aiuta per niente a viaggiare in sicurezza e alla scoperta di luoghi sconosciuti. È stato solo grazie alla mia familiarità con certe zone, prevalentemente Toscana, che abbiamo potuto letteralmente esplorare la regione in modo nuovo e riscoprendola completamente. Dove non c’è stata familiarità ci sono stati momenti di rabbia. In Umbria, sulla strada provinciale SP 76 abbiamo avuto momenti di panico quando, a causa di lavori sulla superstrada che stanno costruendo tra Umbria e Marche, non hanno pensato di mettere un cartello di divieto alle biciclette di transitare a causa di traffico pesante. Il ciclista locale forse conosce alternative ed è familiare con la zona, ma chi non lo è, può trovarsi in serio pericolo.

Umbria terra di Santi

Sono tanti gli elementi che secondo me impediscono lo sviluppo di una rete italiana ciclabile:

  1. La perdita della cultura della bicicletta. I bambini imparano ad andare in bicicletta e quando hanno quattordici anni la abbandonano per lo scooter.
  2. La quasi totale assenza di donne in bicicletta rende questo mezzo quasi un mondo esclusivo per gli uomini.
  3. La pericolosità delle strade italiane in genere
  4. La pericolosità di chi impunito guida ad alta velocità e/o al telefono cellulare
  5. Lo spreco di soldi in infrastrutture locali che non beneficia a sufficienza chi va in bicicletta.
  6. L’idea di sviluppare infrastrutture a livello locale e non regionale/nazionale
  7. L’idea che se vai in bicicletta devi indossare i pantaloncini di lycra e la maglietta sponsorizzata.

La bicicletta è un mondo completamente diverso dal Giro d’Italia o il Tour de France è una esperienza unica che insegna il rispetto per l’ambiente, il rispetto per altre culture, la scoperta che possiamo vivere con meno. Riscopriamo inoltre che possiamo imparare ad essere indipendenti ed a risolvere problemi. Come donne scopriamo di essere forti e di poter pedalare per lunghe distanze anche senza un allenamento da atleti, semplicemente imparando a ascoltare il nostro corpo.

La nostra avventura continua lasciando l’Italia alle spalle con una lista di esperienze fantastiche che elenco sotto, lasciando da parte le cose negative. Questo è ciò che ha reso il viaggio italiano speciale:

  • La curiosità degli italiani in genere nel voler sapere da dove veniamo e dove andiamo.
  • L’ospitalità, professionalità dell’Ostello di Monza con il senso di accoglienza che va oltre ogni aspettativa. La città di Monza è un piccolo gioiello.
  • La pedalata lungo il percorso di parte del fiume Po; se solo potesse diventare un collegamento ciclabile, segnalato lungo tutto il percorso.
  • La campagna dell’Emilia Romagna e l’esperienza nell’Agriturimo Tenuta Rivalazzo. Grande ospitalità e mangiare buonissimo in un ambiente mozzafiato
  • La pedalata del Passo della Cisa con pranzo a base di Testaroli al pesto e i buonissimi agretti.
  • La scoperta di un nuovo museo della Carta che sta per nascere a Pescia, unico e magico.
  • Le colline pisane e senesi negli intensi colori verdi di campi e boschi
  • L’ospitalità Umbra e Marchigiana unica e indimenticabile. All’Ostello Francescano a Valfabbrica e Fabriano nel Museo della Carta.

Adesso in Croazia, continua l’avventura verso la Cina e rimane il ricordo lontano dell’Italia con tante idee nella testa per quando rientriamo. Tutte ovviamente in bicicletta, con la speranza che qualcuno possa cominciare questa rivoluzione delle due ruote. Io ci sono. Barbara

2 thoughts on “Pedalare in Italia

  1. I don’t know you but I love your blog about cycling the paper road. I am an amateur papermaker, retired librarian, and someone who spent a year living/traveling on a sailboat. Your adventure reminds me a bit of mine long years ago. You are brave and strong women and I admire your spirit of adventure!

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    1. Hi Nancy-thanks for your encouragement and interest in our project. Your spirit of adventure sounds still there, remember small micro adventures are as rewarding as longer ones. Keep making papermaking…

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